I romanzi d’amore
Rosa, gialla, nera o priva di colore che sia, quasi tutta la narrativa narra dell'amore. L'amore in tutte le sue forme, e con tutte le sue facce: il desiderio, il sesso, il peccato, il rimorso, il tradimento. L'amore preso e l'amore perso, che non di rado vanno in coppia: la fine dell'amore, e l'amore a lieto fine.
Dopo le inevitabili peripezie, gli innamorati coronano la loro favola. "E vissero tutti felici e contenti": un finale al plurale, che coinvolge i due protagonisti, e probabilmente anche i lettori della storia.
Quando la fine non è delle migliori (per dirla tutta, è una tragedia: si pensi alla triste sorte di Emma Bovary e di Anna Karenina), a vincere è comunque l'amore. Se non altro, quello che i lettori nutrono da sempre per gli eroi e le eroine tragiche.
Le storie d'amore narrate nei romanzi non fanno che replicare i tre-quattro plot narrativi che, insieme a pochi altri, costituiscono l'essenza dei comportamenti umani.
Non sempre, va detto per onestà, i libri d'amore fanno bene all'amore. Quello vero, non letterario. Nei libri, troppo spesso l'amore è un lampo. E' il colpo di fulmine che cambia tutto. La freccia di Cupido assassina una vita banale, che meritava di morire, in nome di un Rapporto Amoroso che schiude le porte del paradiso.
Il colpo di fulmine esalta, anzi prescrive la passività: quella stessa del lettore, che prende in prestito le emozioni altrui, invece di andarsi a cercare le proprie (col rischio di non trovarle). Il messaggio nascosto (letteralmente) tra le righe è: siamo nelle mani del Destino. E' lui che può farci felici, o condannarci all'infelicità. Perché scocchi la magica scintilla, è sempre un problema del Destino fare in modo che noi si possa incontrare l'Anima Gemella: soltanto se lo vorrà Lui, troveremo l'altra metà della mela.
Perciò, mela prendo comoda: non posso far altro che aspettare. Magari, leggendo un bel libro d'amore. Alla faccia del "quisque faber fortunae suae".